Perché fare il controllo di gestione nelle piccole imprese

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Con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza e la riforma dell’art. 2086 c.c., l’imprenditore italiano ha un obbligo chiaro e non delegabile: istituire adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, idonei a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e a garantire la continuità aziendale (Informativa sugli obblighi di istituzione di adeguati assetti organizzativi).

Questo obbligo non riguarda solo le grandi aziende, ma anche micro e piccole imprese, incluse quelle con contabilità esternalizzata presso il Commercialista.

Il punto critico è che, nella pratica, molti imprenditori confondono la tenuta contabile (adempimento fiscale) con il controllo di gestione, ritenendo erroneamente che sia il professionista a monitorare automaticamente la salute economico-finanziaria dell’impresa.

Controllo della liquidità: il cuore del controllo di gestione

Nella maggior parte delle micro e piccole imprese, il problema non nasce dalla mancanza di fatturato, ma dalla gestione della liquidità. Incassi che arrivano in ritardo, pagamenti concentrati, costi fissi che non aspettano.

Il controllo di gestione serve prima di tutto a monitorare in modo continuo la liquidità (Cash management), per prevenire squilibri e intervenire tempestivamente. Senza un controllo strutturato della liquidità, anche un’azienda apparentemente in utile può trovarsi in difficoltà.

Differenza tra contabilità e controllo di gestione

È fondamentale chiarire la differenza:

  • Contabilità fiscale: serve a rispettare obblighi di legge e adempimenti tributari.
  • Controllo di gestione: serve a capire se l’azienda è sostenibile nel tempo, se la liquidità è sufficiente e se l’equilibrio economico e finanziario è stabile.

In particolare, nei regimi semplificati:

  • Crediti e debiti non sono monitorati in modo strutturato
  • La liquidità reale può risultare distorta
  • Le difficoltà emergono quando è ormai tardi

Un’azienda può essere in utile a bilancio e avere comunque problemi di liquidità: per questo il controllo di gestione deve monitorare non solo i risultati economici, ma anche i flussi finanziari.

In caso di crisi o fallimento, la responsabilità resta in capo all’imprenditore, anche se la contabilità è esternalizzata.

Perché il bilancio fiscale non basta per il controllo di gestione

Il bilancio utilizzato per gli adempimenti fiscali è costruito principalmente per determinare il reddito imponibile e rispettare le norme tributarie. Per questo motivo segue regole specifiche stabilite dal fisco, che non sempre riflettono pienamente la realtà economica dell’impresa.

Il bilancio civilistico ha invece l’obiettivo di rappresentare in modo corretto e veritiero la situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Quando la contabilità è organizzata correttamente, consente di ottenere una visione più realistica della gestione rispetto al bilancio fiscale.

Ad esempio:

  • alcune spese sostenute dall’azienda non sono fiscalmente deducibili (come sanzioni o alcune spese di rappresentanza), ma incidono comunque sulla liquidità;
  • gli ammortamenti fiscali possono seguire regole standard che non sempre riflettono l’effettivo utilizzo dei beni.

Il controllo di gestione utilizza questi dati e li analizza in modo ancora più dettagliato, per monitorare costi, ricavi e liquidità durante l’anno e supportare le decisioni dell’imprenditore.

Per questo è molto utile affiancare alla contabilità fiscale strumenti più flessibili che permettono di analizzare la gestione in modo più realistico e utile per prendere decisioni.

Il controllo di gestione non è solo per grandi aziende

Spesso si pensa che il controllo di gestione sia uno strumento complesso, adatto solo a strutture organizzate o a grandi imprese.

In realtà, per una micro o piccola impresa, il controllo di gestione può essere molto semplice: bastano pochi indicatori chiave, come la liquidità disponibile, i costi fissi e l’andamento dei ricavi.

Non serve un sistema complesso, ma uno strumento adatto alla propria dimensione.

Chiarire i ruoli tra imprenditore e commercialista

Nella pratica quotidiana accade spesso che il cliente confonda la tenuta contabile con il controllo di gestione, attribuendo al Commercialista responsabilità che la legge assegna invece all’imprenditore.

Per questo molti studi adottano un’informativa formale da far sottoscrivere al cliente, che chiarisce cosa è incluso nel servizio contabile e cosa no. Se il cliente desidera anche un supporto sul controllo di gestione, questo diventa un servizio aggiuntivo, da concordare separatamente.

Il risultato è una relazione più trasparente, meno rischi professionali e maggior valore per entrambe le parti.

Un controllo di gestione ti dà numeri realistici

Il controllo di gestione non serve solo a rispettare obblighi normativi, ma a prendere decisioni migliori.

Avere numeri aggiornati e realistici ti permette di:

  • Presentare dati chiari a banche e finanziatori
  • Valutare richieste di credito o investimenti
  • Discutere con maggiore consapevolezza con il commercialista
  • Capire in anticipo se la liquidità sarà sufficiente nei prossimi mesi, evitando tensioni finanziarie.

Un controllo di gestione fornisce uno strumento concreto e comprensibile, utile sia all’imprenditore sia agli interlocutori esterni.

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